OPORTO (PORTOGALLO) (ITALPRESS) – La porta resta aperta. Cristiano Ronaldo rimane l’elefante nella stanza in un Portogallo che però sa vincere anche senza di lui: ieri sera, al “Do Dragao”, i lusitani hanno battuto di nuovo la Norvegia e, con quattro vittorie in quattro gare, si sono qualificati in anticipo per i quarti di Nations League. Ma la rottura con CR7, che ha lasciato il ritiro della nazionale alla vigilia della gara con la Danimarca lo scorso 30 settembre, continua a dominare la scena.
Incalzato sul tema nel post-gara di Oporto, il ct Jorge Jesus ha provato a tendere un ramoscello d’ulivo: “Non so cosa possa decidere Cris. Quello che avevo da dire l’ho già detto, ma aggiungerò qualcosa. Per me, all’inizio, non è mai stato un caso. Era una cosa che consideravo normale come allenatore. Ci sono principi, come allenatore, che sono non negoziabili, ma siccome non c’è stato nulla di particolare per quanto riguarda la mia autorità, per me Cris nella prossima finestra sarà, se starà giocando all’Al Nassr, un giocatore convocabile se vorrà tornare in Nazionale”. Jesus riconosce che “solo perché si trattava di lui – e forse giustamente perché è un simbolo – si è creato tutto questo problema del fatto che con la Norvegia si sia riscaldato e poi non sia entrato. Se Cris vorrà e starà giocando all’Al Nassr, nella prossima convocazione sarà dentro. Abbiamo parlato prima di questa convocazione e possiamo parlare prima della prossima. Ma sarà Cris a decidere”.
Il ct del Portogallo insiste che “non dipende da me” e, riprendendo anche il pensiero espresso da Bruno Fernandes, “una delle cose che ho detto a Cris era che non poteva smettere di giocare in Nazionale ai Mondiali perdendo e piangendo. Doveva chiudere la sua esperienza in Nazionale giocando. Per questo ha giocato nella prima partita all’Alvalade, e doveva giocare anche qui (a Oporto, ndr). Ma, alla luce di quello che è successo, tutto è stato diverso. Anch’io, per un anno, ho condiviso tutto ciò che rappresentano il simbolo e il marchio Ronaldo, soprattutto per i bambini – aggiunge ricordando l’esperienza condivisa all’Al Nassr – Per me non si pone il problema. La questione che c’è stata tra me e lui è stata esasperata. Molte persone si sono intromesse nella vicenda e hanno fatto sembrare che fosse un problema, quando non c’è stato alcun problema. Il fatto che un allenatore metta un giocatore, con uno status diverso, a fare il riscaldamento e poi non lo faccia entrare ha creato questo problema. Pensate che sia un motivo sufficiente perché quello che Cris rappresenta finisca così, da un momento all’altro? Io voglio che lui ci sia. Lui sa che finirà, che non durerà per sempre”.
“Ma mi piacerebbe che concludesse la sua esperienza in Nazionale come vuole lui. Sarà lui a decidere. Alla prima convocazione gli ho detto: “Ho bisogno di te. Che giochi o non giochi, ho bisogno di te”. E ora è la stessa cosa”. Una cosa, però, Jesus la mette in chiaro: “Non chiedo scusa a nessuno. Per cosa dovrei farlo?”.
E del tema Ronaldo ha parlato anche il presidente federale, Pedro Proenca: “Stiamo parlando del miglior giocatore di tutti i tempi, di un giocatore che ha dedicato più di due decenni al calcio portoghese. È in Nazionale per meriti sportivi e questo deve essere assolutamente indiscutibile. Farà sempre parte di questo gruppo di lavoro ogni volta che sarà tecnicamente in grado di farlo. Sul caso specifico, lasciatemi dire che siamo di fronte a un malinteso che deve essere risolto in casa. Avremo tempo e tranquillità per sederci tutti insieme e risolverlo. Lo ribadisco: Cristiano Ronaldo fa parte del nostro patrimonio e sarà sempre qui se il mister lo vorrà. Ciò che vogliamo è che a novembre possiamo essere nuovamente tutti insieme con la nostra Nazionale”.
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